Avete sentito parlare del divario retributivo di genere, ma che dire del divario di sofferenza di genere? O del divario di ricerca di genere? Nonostante tutti i progressi compiuti verso l’uguaglianza, nel settore sanitario permangono ancora divari evidenti che lasciano chiunque non sia un uomo cisgender senza un’assistenza adeguata, senza voce e spesso in preda al dolore.
Da dove derivano queste lacune e cosa possiamo fare per colmarle? Approfondiamo la questione con Lunette.
*Nota: in questo articolo utilizziamo il termine “donne” per mettere in evidenza i pregiudizi storici, ma riconosciamo che molte delle persone colpite da queste disparità non si identificano come donne.
Che cos’è il divario di salute tra i sessi?
Verrebbe da sperare che la scienza, la medicina e i settori di ricerca basati sui fatti fossero immuni dai pregiudizi. Ma la verità è che il proprio genere può influire sulla qualità delle cure che si ricevono. E se il proprio genere si intreccia con la razza, la classe sociale o l’identità trans, le disparità possono essere ancora più gravi.
Ecco alcune statistiche che mettono in luce la realtà del divario di genere in materia di salute:
- Le donne hanno il 25% di probabilità in meno rispetto agli uomini di ricevere un trattamento antidolorifico;
- Le donne hanno il 50% di probabilità in più di ricevere una diagnosi errata durante un infarto;
- Le donne di colore hanno una probabilità cinque volte maggiore di morire durante il parto;
- Possono volerci fino a 12 anni per ottenere una diagnosi di endometriosi;
- Nel 2024, il 62% delle donne ha dichiarato di aver avuto la sensazione che il proprio dolore fosse stato sottovalutato dagli operatori sanitari – con un aumento del 27% rispetto al 2023.
Queste lacune non sono solo frustranti, ma anche pericolose.
La storia del divario di genere nella salute
Per capire come siamo arrivati a questo punto, dobbiamo fare un bel salto indietro nel tempo. Nel corso della storia, il corpo femminile è stato frainteso, ignorato e persino temuto. Persino Aristotele, spesso definito il padre della medicina moderna, descriveva il corpo femminile come «un maschio mutilato». Affascinante.
Per secoli, i medici hanno attribuito sintomi quali stanchezza, ansia e desiderio sessuale a un “utero vagante”. In seguito, queste esperienze del tutto normali sono state etichettate come isteria, un presunto disturbo mentale che poteva portare al ricovero in un manicomio. E sì, quella diagnosi è rimasta in uso fino agli anni ’80.
Mentre gli uomini sono stati al centro della ricerca medica per millenni, lo studio accurato del corpo femminile è iniziato solo negli ultimi 100 anni. Abbiamo ancora molta strada da fare.
Attenzione al divario nella ricerca
Verrebbe da pensare che, una volta che i medici avessero compreso il funzionamento degli ormoni e del ciclo mestruale, la situazione sarebbe migliorata. Invece, ciò ha creato un ulteriore ostacolo. I ricercatori sostenevano che gli ormoni femminili introducessero “troppe variabili” negli studi clinici, pertanto hanno escluso del tutto le donne. Solo negli anni ’90 la FDA ha reso obbligatoria l’inclusione delle donne nella ricerca medica.
L’idea di fondo? Che i corpi maschili e femminili differissero solo per quanto riguarda gli organi sessuali. Come afferma la dottoressa Alyson McGregor: «Le donne erano semplicemente uomini con il seno e le tube». Questa mentalità spiega perché il mondo sia progettato per gli uomini, dalle dimensioni dei telefoni all’aria condizionata negli uffici. Fastidioso? Sì. Pericoloso per la vita? A volte.
Il costo del divario
Escludere le donne dalla ricerca medica comporta conseguenze concrete:
- I manichini utilizzati nei crash test sono modellati sulla corporatura maschile, il che espone le donne a un rischio maggiore in caso di incidenti stradali;
- Le donne hanno subito overdose da farmaci come l’Ambien perché il dosaggio era basato sulla fisiologia maschile;
- Meno del 2,5% della ricerca finanziata con fondi pubblici è dedicata alla salute riproduttiva;
- Persino la gravidanza, che colpisce il 10% delle donne ogni anno,riceve solo il 2% dei finanziamenti destinati alla ricerca;
- La disfunzione erettile (che colpisce il 19% degli uomini) è oggetto di una ricerca cinque volte superiore rispetto alla sindrome premestruale (che colpisce il 90% delle donne).
Lasciamo che sia quella disparità a parlare da sé.
Il peso dei pregiudizi inconsci
La mancanza di ricerca e di finanziamenti crea una situazione esplosiva, ma i pregiudizi inconsci aggiungono benzina sul fuoco. In uno studio pubblicato su *The Journal of Pain*, i partecipanti hanno guardato dei video di uomini e donne che soffrivano. Le donne venivano più spesso liquidate come esagerate, mentre gli uomini venivano presi sul serio e ricevevano prescrizioni mediche. Questo pregiudizio è uno dei motivi per cui il 90% delle persone affette da endometriosi riferisce di non essere creduto quando descrive i propri sintomi.
Cosa possiamo fare?
Informati
La conoscenza è potere. Leggi libri come *Sex Matters* della dott.ssa Alyson McGregor e *Invisible Women* di Caroline Criado-Perez per comprendere le radici dei pregiudizi nel campo medico.
Fai una donazione
Sostenete le organizzazioni che finanziano la ricerca nel campo della salute riproduttiva, come:
- Fondazione mondiale per la ricerca sull'endometriosi;
- Benessere delle donne.
Fai sentire la tua voce
Nessuno conosce il tuo corpo meglio di te e nessuno dovrebbe mettere in discussione la tua esperienza personale. Fai valere i tuoi diritti in ambito medico. Fai domande. Contrasta gli atteggiamenti sprezzanti. Meriti di essere ascoltata e creduta.
Il divario di genere nel percepire il dolore non è solo un dato statistico, ma una realtà vissuta da milioni di persone. Tuttavia, sensibilizzando l’opinione pubblica, esigendo ricerche più approfondite e facendo sentire la nostra voce, possiamo iniziare a colmarlo. Noi di Lunette crediamo che l’assistenza sanitaria debba essere inclusiva, basata su dati scientifici e priva di pregiudizi. Perché tutti meritano un’assistenza che ascolti, rispetti e dia forza.
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foto: Dragan Vavan (Pinterest)